
La fantascienza è più di un genere. E gli autori di fantascienza da leggere sono sicuramente tanti, troppi per stare in una singola lista.
La fantascienza è un modo di interpretare la realtà e immaginare il futuro ed è per questo che ha così tante correnti.
Prima di Hugo Gernsback, non esisteva il termine per identificare il genere, motivo per cui gli autori di fantascienza erano difficilmente raggruppabili in una categoria, un po’ come sta accadendo oggi per la cli-fi.
L’espressione inglese scientific fiction fu infatti coniata da Hugo Gernsback nel 1926, il fondatore della prima rivista di fantascienza nel mondo, Amazing Stories, a cui nel 1953 venne intitolato il premio Hugo, il più importante premio per la fantascienza nel mondo.
Ma la fantascienza è più grande dell’etichetta sullo scaffale che la contiene. Alcuni dei migliori romanzi di fantascienza li troverai in un altro reparto. Classici, horror o chissà dove.
Questa è la mia lista.
Non è completa, non è oggettiva e non vuole esserlo. È quella di un appassionato, che legge fantascienza e che ogni tanto ne scrive.
Per ogni scrittore trovi l’indicazione del libro da cui partire e il motivo per cui sceglierlo.
Per gli autori italiani di fantascienza sto preparando un articolo dedicato. Qui ne trovi uno solo, quello che non potevo lasciare fuori.
Cosa troverai in questo articolo sui migliori autori di fantascienza
Gli autori di fantascienza che hanno inventato tutto
Mary Shelley — Frankenstein (1818)
Il primo romanzo di fantascienza della storia, scritto da una ragazza di diciotto anni. Frankenstein non è un horror, non parla di mostri e ha ispirato e continua a ispirare produzioni televisive e cinematografiche. Frankenstein è il racconto di cosa succede quando crei qualcosa e poi rifiuti la responsabilità di averlo fatto, è la storia del rapporto tra la creatura e il creatore. Siamo umani e siamo come il mostro nei confronti di Dio. Siamo umani e siamo come Dio nei confronti dell’intelligenza artificiale, il mostro dei nostri tempi. Una donna, un romanzo dei primi dell’Ottocento. Quanti altri capolavori avrebbe potuto scrivere Mary Shelley se fosse vissuta duecento anni dopo?
Da dove iniziare: Frankenstein. Non esiste alternativa.
Jules Verne — Ventimila leghe sotto i mari (1870)
Verne è l’inventore della fantascienza dell’ottimismo. Credeva che la tecnologia avrebbe migliorato il mondo, credeva nei sottomarini, nei viaggi spaziali, nelle esplorazioni impossibili. Molte delle sue speculazioni sono diventate realtà e leggerlo oggi fa pensare a cosa abbiamo perso: la fiducia cieca e magnifica nel progresso.
Il capitano Nemo è un uomo che ha deciso di vivere secondo le proprie regole, lontano da un mondo che lo ha tradito. È un personaggio moderno dentro un romanzo dell’Ottocento.
Da dove iniziare: Ventimila leghe sotto i mari.
George Orwell — 1984 (1949)
Tra gli autori di fantascienza, George Orwell non può mancare. È un pensatore che travalica il genere. 1984 è il romanzo di fantascienza più letto al mondo e il suo cuore non è la sorveglianza né le telecamere, con buona pace dell’omonimo Reality Show.
Il punto è il linguaggio. Orwell mostra che il potere ti controlla con gli acronimi, che contraggono il pensiero. ASAP, LOL, FOMO, IMHO ti dicono qualcosa? E ti controlla cambiando il significato delle parole.
La neolingua è l’intuizione più potente del Novecento narrativo. Ogni volta che senti qualcuno ridefinire una parola per renderla innocua, stai leggendo Orwell.
Da dove iniziare: 1984. E, se hai tempo, La fattoria degli animali, perché tutti i libri sono uguali, ma alcuni sono più uguali (cit.).
Ray Bradbury — Fahrenheit 451 (1953)
Libri uguali, dicevamo. E se li bruciassero tutti?
Ray Bradbury è uno di quegli autori di fantascienza che non scrive di tecnologia, ma di persone che hanno perso qualcosa e non se ne sono accorte. In Fahrenheit 451 i libri bruciano, ma il vero incendio è già avvenuto: la gente ha smesso di leggere prima che qualcuno glieli portasse via.
Bradbury è il poeta della fantascienza. Le sue frasi hanno un ritmo che non trovi in nessun altro scrittore del genere.
Da dove iniziare: Fahrenheit 451.
Isaac Asimov — Fondazione (1951)
Se Ray Bradbury è il poeta degli autori di fantascienza, Isaac Asimov è l’ingegnere, capace di raccontare un meccanismo perfetto. La psicostoria di Fondazione è un’idea talmente grande che ci ha costruito sopra un universo intero. E poi ti mostra che il meccanismo si rompe sempre nello stesso punto, dove c’è un essere umano che decide di fare diversamente.
Asimov scrive con pochi fronzoli, ma le idee sono così potenti che non hai bisogno di nient’altro. Ed è anche la prova che immaginare il futuro è più difficile di quello che può sembrare, basti pensare ai cilindri che inviavano le lettere super-velocemente invece delle e-mail, inimmaginabili al tempo.
Da dove iniziare: Fondazione. Il primo volume. Poi decidi tu se andare avanti.
Gli autori di fantascienza che ti aprono la mente
Philip K. Dick — Ubik (1969)
Dick è l’autore che mette in dubbio tutto. La realtà, l’identità, la memoria. Dopo aver letto Philip K. Dick non ti fiderai più di quello che vedi. Nessun autore di fantascienza cambia così tanto il tuo modo di guardare il mondo.
Ubik è il suo romanzo più vertiginoso. La realtà si sfalda pagina dopo pagina, e quando pensi di aver capito cosa sta succedendo, il pavimento cede un’altra volta. I suoi libri vanno letti più volte, per comprenderli fino in fondo.
Con Philip K. Dick sono di parte. È uno dei miei autori preferiti in assoluto. Potrei consigliare dieci suoi libri diversi. È uno degli autori più saccheggiati dal cinema: Blade Runner, Minority Report, Atto di Forza, Un oscuro scrutare, Paycheck, The Truman Show, Next e altri.
Scelgo Ubik tra tutti perché è quello che meglio rappresenta il suo mondo, il rapporto con la realtà e il suo effetto su chi legge le sue opere.
Da dove iniziare: Ubik. Poi Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, poi Un oscuro scrutare, poi tutto il resto.
Kurt Vonnegut — Mattatoio n. 5 o La Crociata dei Bambini (1969)
Vonnegut ride dell’apocalisse con la compassione di chi ha visto il peggio e ha deciso che l’unica risposta possibile è raccontarlo facendo ridere. Vonnegut era a Dresda quando gli alleati la bombardarono, è stato fatto prigioniero e su quell’esperienza ha scritto un libro. Ha visto la fine del mondo e ha scritto di un uomo che viaggia nel tempo e vive con gli alieni.
“Così va la vita” è la frase più ripetuta del libro. È rassegnazione e resistenza allo stesso tempo.
Da dove iniziare: Mattatoio n. 5.
Robert Sheckley — Anonima aldilà (1958)
Il genio dimenticato della fantascienza. Sheckley scrive storie in cui l’assurdo è più realistico della realtà. Se Adams è il satirico, Sheckley è il filosofo che finge di scherzare. Il suo romanzo ti farà sorridere e pensare al tempo stesso.
Anonima aldilà racconta di un mondo in cui la morte è un’azienda, un’agenzia che gestisce il trapasso. Sheckley prende un’idea folle e la tratta con una logica così rigorosa che finisci per crederci. È fantascienza umoristica al livello più alto.
Da dove iniziare: Anonima aldilà. Se poi vuoi i racconti, La settima vittima è perfetto.
Douglas Adams — Guida galattica per autostoppisti (1979)
La risposta è 42. Il problema è che non sappiamo la domanda. Adams ha scritto la più grande parodia della condizione umana travestita da romanzo di fantascienza. Sotto le risate c’è un’idea precisa: siamo una specie che si prende sul serio in un universo che non ha la minima idea della nostra esistenza. E non è un caso che se chiedi a Siri, Alexa o Google Assistant qual è la risposta alla vita, all’universo e a tutto quanto, dicano 42.
Da dove iniziare: Guida galattica per autostoppisti. Il primo volume è breve, è perfetto e autosufficiente.
Gli autori di fantascienza che non pensavi fossero di fantascienza
Cormac McCarthy — La strada (2006)
McCarthy non si definirebbe mai scrittore di fantascienza. Ma La strada è il romanzo post-apocalittico più importante mai scritto. Non c’è spiegazione di cosa sia successo. Non c’è contesto. C’è solo un padre e un figlio che camminano in un mondo che è finito.
McCarthy scrive con una lingua che sembra fatta di cenere. Frasi corte, senza virgolette per i dialoghi, senza concessioni. La domanda del libro non è “cosa è successo”. È “a cosa serve andare avanti quando non c’è più niente?”
La risposta è il figlio. Vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007, La strada è un romanzo che non si può dimenticare.
Da dove iniziare: La strada.
Jack Finney — L’invasione degli ultracorpi (1955)
La paranoia degli anni Cinquanta trasformata in un romanzo che è più attuale oggi di allora. Finney ti chiede una cosa semplice. Come fai a sapere che le persone intorno a te sono ancora le stesse?
Il genio di Finney è che non dà una risposta. Il dubbio resta. E quel dubbio, in un’epoca di deepfake e identità costruite, è più inquietante di qualsiasi mostro. Leggerlo ti porterà nelle cittadine americane degli anni Cinquanta, ma guardandoti intorno non potrai non farti qualche domanda.
Da dove iniziare: L’invasione degli ultracorpi.
Michael Crichton — Jurassic Park (1990)
Crichton è lo scrittore che ha portato la fantascienza al pubblico mainstream senza che nessuno lo chiamasse fantascienza. Il film diretto da Steven Spielberg ha lanciato un mondo cinematografico che dura tuttora.
Ogni romanzo di Crichton ha la stessa tesi. La tecnologia funziona finché un essere umano non ci mette le mani. Non è qualcosa di molto diverso del rapporto odierno con l’intelligenza artificiale, l’uomo nel loop, ripreso e approfondito da Ethan Mollick, a riprova che la buona fantascienza dura nel tempo.
Jurassic Park è molto più del film. Il romanzo è più scuro, più scientifico, più spietato. Ian Malcolm non è un personaggio secondario, ma la voce di Crichton, quella che dice “il fatto che potessimo farlo non significava che dovessimo.”
Da dove iniziare: Jurassic Park.
Gli autori di fantascienza che ti tengono incollati alle pagine
Dan Simmons — Hyperion (1989)
Il romanzo di fantascienza più ambizioso degli ultimi quarant’anni. Simmons costruisce un mondo intero, con una chiesa, una guerra, un’intelligenza artificiale, un mostro che si muove a ritroso nel tempo, e poi ci mette dentro la struttura dei Racconti di Canterbury. Sei storie, sei pellegrini, un viaggio. Non ti staccherai facilmente dal suo mondo.
Hyperion è fantascienza letteraria nel senso più pieno del termine. Ogni racconto dentro il romanzo è scritto in uno stile diverso. Simmons dimostra che il genere può contenere tutto.
Da dove iniziare: Hyperion. Poi La caduta di Hyperion per chiudere l’arco narrativo.
Blake Crouch — Wayward Pines (trilogia, 2012-2014)
La fantascienza come thriller dei giorni nostri. Crouch costruisce un mistero che sembra un giallo e poi ti rivela che stai leggendo fantascienza. Wayward Pines parte come una storia di paranoia in una piccola città americana e finisce in un posto che non ti aspetti.
Crouch è quello che Crichton faceva negli anni Novanta, aggiornato al presente: idee scientifiche rese accessibili, ritmo da page-turner, personaggi che prendono decisioni sbagliate per motivi comprensibili. Ha ispirato anche una serie TV.
Da dove iniziare: Pines, il primo volume della trilogia. Se ti prende, non ti fermi.
Andy Weir — L’uomo di Marte (2011)
La fantascienza dell’ingegno. Weir è l’anti-Dick. Non mette in dubbio la realtà, la risolve. Un uomo solo su Marte che sopravvive a forza di problem solving, patate e un senso dell’umorismo, che è l’unica cosa che lo tiene vivo.
L’uomo di Marte è fantascienza ottimista. Quasi un erede di Jules Verne, ma in un modo diverso. La fiducia nelle capacità dell’uomo più che nella tecnologia. In un panorama dominato da distopie e apocalissi, Weir ti dice: sì, le cose possono andare malissimo, ma un essere umano con abbastanza creatività può cavarsela.
Da dove iniziare: L’uomo di Marte. Poi Project Hail Mary, che è ancora meglio.
L’autore di fantascienza che non puoi ignorare
Valerio Evangelisti — Nicolas Eymerich, inquisitore (1994)
Evangelisti ha dimostrato che la fantascienza italiana esiste e può competere con i grandi. L’inquisitore Eymerich è un personaggio che attraversa i secoli mescolando storia, horror e fantascienza in un modo che prima di lui nessuno in Italia aveva tentato.
Eymerich è un uomo di potere freddo e spietato, e seguirlo è un’esperienza che ti costringe a stare dalla parte sbagliata.
Vincitore del premio Urania del 1993, Valerio Evangelisti ha scritto mischiando i generi, solo che negli anni Novanta non lo faceva nessuno. Se pensi che sono passati più di trent’anni da Nicolas Eymerich, inquisitore, puoi capire perché vada citato per forza.
Da dove iniziare: Nicolas Eymerich, inquisitore. Il primo. Poi decidi tu quanto lontano vuoi andare nella saga.
Per gli altri scrittori italiani di fantascienza sto preparando un articolo dedicato. Evangelisti è qui perché è impossibile parlare del genere senza di lui.
Chi manca tra gli autori di fantascienza e perché
Mancano Arthur C. Clarke, William Gibson, Ursula K. Le Guin, J.G. Ballard, Frank Herbert, Stanisław Lem. Mancano Stephen King e Justin Cronin, che sono tra i miei scrittori preferiti ma che avrebbero meritato una trattazione più lunga di quella che questo articolo permette.
Tutti questi e molti altri sono fuori da questa lista perché preferisco parlare di chi ho letto abbastanza da potermi esporre. Perché una lista onesta vale più di una lista completa.
La fantascienza migliore guarda lontano ingrandendo quello che abbiamo vicino e che non riusciamo a vedere. E può intrattenere. Come succede al cinema. E può far pensare, come i grandi romanzi.
Come la cli-fi, che sta diventando il territorio della nuova narrativa (e se vuoi saperne di più, leggi cos’è la climate fiction e perché dovresti conoscerla).

Se vuoi altri spunti per autori da leggere o storie da vedere:
→ Romanzi sul cambiamento climatico: dalla distopia alla climate fiction
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