
L’horror mi ha affascinato fin dalla mia infanzia. Ricordo la serie televisiva dove lo zio Tibia mandava in onda corti horror, ispirandosi alla serie americana I racconti della cripta.
E ricordo i racconti del terrore di uno dei più grandi scrittori horror di tutti i tempi, Edgar Allan Poe, che trovai nella libreria di casa e che per primo mi appassionò al genere. Crescendo, ho capito che dietro l’horror non c’è solo la ricerca della paura, ma qualcosa di più profondo.
Gli scrittori horror spesso vogliono trovare il modo di dare un senso all’inspiegabile, all’insopportabile. Come la morte, il lutto, il dolore. A quello che, apparentemente, un senso non ce l’ha.
Per questo, spesso uno dei meccanismi per generare paura, negli horror è rompere uno schema familiare, far deviare il quotidiano verso l’inatteso.
Tutti i buoni romanzi o i buoni racconti sfruttano qualcosa del genere.
Le liste di libri horror che trovi online quasi sempre non si soffermano sul perché dovresti leggere proprio quel libro o quell’autore. Ti vendono le novità del mese, ripetono gli stessi cinque classici che conosci già.
Questa è la mia lista di scrittori horror. Come quella sugli autori di fantascienza, non è completa e non vuole esserlo. Per ogni autore trovi il libro da cui partire, la storia in una riga e il motivo per cui leggerlo. Perché un buon romanzo horror non ti spaventa e basta. Cambia il modo di guardare il buio.
Cosa troverai in questo articolo sui migliori scrittori horror
Gli scrittori horror da cui tutto è cominciato
Edgar Allan Poe — Racconti del terrore (1845)
Poe ha inventato l’horror moderno. Prima di lui, la paura in letteratura era castelli e fantasmi. Dopo di lui, è diventata qualcosa che sta dentro la testa di chi racconta. Tra le altre cose, ha anche inventato il racconto poliziesco, e ha scritto una delle poesie più belle di sempre, Il corvo, ma è nell’horror che ha lasciato il segno più profondo.
Il cuore rivelatore è il suo racconto perfetto. Un uomo uccide, nasconde il cadavere sotto il pavimento, e poi lo tradisce il battito del cuore della persona che ha assassinato, che solo lui sente. In una pagina Poe ti dice tutto quello che c’è da sapere sull’horror. Il mostro è nella nostra coscienza.
Da dove iniziare: dai suoi racconti. Il cuore rivelatore, La maschera della morte rossa, Il pozzo e il pendolo. Sono brevi e sono perfetti.
Mary Shelley — Frankenstein (1818)
Ne ho parlato nell’articolo sugli autori di fantascienza. Frankenstein è fantascienza, ma è anche il primo vero romanzo dell’orrore moderno. Shelley lo scrisse a diciotto anni, durante un’estate piovosa sul lago di Ginevra, in una sfida letteraria con Byron e Polidori. Da quella sfida è nato il libro più influente di due generi, che ancora continua a ispirare opere moderne, come il film omonimo del 2025 sceneggiato, diretto e co-prodotto da Guillermo del Toro.
La creatura fa paura per quello che rappresenta: possiamo sentirci abbandonati dal nostro creatore. Nulla è più spaventoso che non sentirsi amati da chi ci ha dato la vita.
Da dove iniziare: Frankenstein. Poi decidi tu se è più horror o fantascienza. Qualsiasi sia la risposta, potrai darla solo dopo averlo letto.
Bram Stoker — Dracula (1897)
Stoker era un manager teatrale irlandese che gestiva il Lyceum Theatre di Londra. Scrisse Dracula dopo anni di ricerca sul folklore dell’Europa orientale. Il romanzo che ha definito un archetipo è nato dalla scrivania di un organizzatore di spettacoli.
Prima di Stoker, i vampiri erano figure folcloristiche. Dopo Stoker, il vampiro è diventato il predatore elegante, colto, seducente. Il male che ti attira invece di respingerti. Dracula è scritto come un collage di lettere, diari e articoli di giornale. Il conte appare poco, ma la sua ombra è su ogni pagina.
Anche in questo caso, il romanzo ha ispirato ben più di un adattamento cinematografico.
Da dove iniziare: Dracula. Icona e mito di un intero genere.
H.P. Lovecraft — Racconti
Lovecraft era un solitario di Providence, Rhode Island, che viveva di quasi niente e scriveva lettere compulsivamente. Ha pubblicato quasi solo su riviste pulp, non ha mai visto un suo libro stampato in vita e le sue idee sulla società erano spesso detestabili. Eppure, ha cambiato il genere per sempre.
Ha inventato la paura cosmica: l’idea che l’universo sia indifferente e che l’umanità sia insignificante, dove entità talmente grandi non sanno nemmeno che esisti. La sua prosa è datata, i suoi personaggi sono sottili, i suoi dialoghi, come fa notare Stephen King in On Writing, discutibili. Ma la sua intuizione di fondo, che la cosa più spaventosa sia l’irrilevanza, resta insuperata.
Da dove iniziare: Il richiamo di Cthulhu, L’ombra su Innsmouth, Il colore venuto dallo spazio. Racconti, perché Lovecraft funziona meglio nella distanza breve che sul romanzo.
Gli scrittori horror che sono maestri dell’horror moderno
Stephen King — Pet Sematary (1983) e IT (1986)
King, dicevamo. Lo scrittore horror più letto al mondo. Il motivo è semplice: i suoi romanzi sono i suoi personaggi prima che la trama. Del resto, uno dei suoi consigli migliori su come scrivere un romanzo è quello di “non tramare”.
Ha pubblicato più di sessanta romanzi, ha definito il genere per due generazioni di lettori, e continua a scrivere.
Pet Sematary è uno dei suoi romanzi più disturbanti, anche se non il suo capolavoro. Un padre perde un figlio e scopre un cimitero che riporta indietro i morti. King dice che è il libro che lo ha spaventato di più tra quelli che ha scritto. Inquieta perché parla alle nostre paure più profonde.
IT, invece, è il suo romanzo più ambizioso e forse il suo capolavoro. Mille pagine su sette ragazzini che affrontano un male antico in una cittadina del Maine. Ma sotto il pagliaccio più famoso del nostro tempo c’è un romanzo sull’infanzia, sulla memoria e su cosa perdiamo crescendo.
Di King conosco quasi tutto. Se devo sceglierne due, scelgo questi.
Da dove iniziare: Pet Sematary se vuoi essere colpito allo stomaco. IT se vuoi perderti in un mondo.
Clive Barker — Schiavi dell’inferno (1986)
Barker è un artista nel senso più ampio: scrittore, regista, pittore, sceneggiatore. Ha portato l’horror dove nessuno aveva osato. Il corpo come territorio del terrore. Il piacere e il dolore come confine indistinguibile. King disse di lui: “Ho visto il futuro dell’horror e il suo nome è Clive Barker.”
Da Schiavi dell’inferno è nato il film Hellraiser, diretto dallo stesso Barker, e i Cenobiti, figure che non sono demoni nel senso classico, ma esploratori di un dolore che è anche estasi. Barker scrive per farti attraversare un confine. Dopo non torni indietro allo stesso modo.
Da dove iniziare: Schiavi dell’inferno. È breve, è brutale, è indimenticabile.
Richard Matheson — Io sono leggenda (1954)
Matheson è stato uno degli scrittori più influenti del Novecento senza che il grande pubblico lo sappia. Ha scritto per Ai confini della realtà, ha influenzato King, Spielberg, Romero. Praticamente tutto l’horror moderno gli deve qualcosa.
Io sono leggenda, del 1954, potrebbe essere considerato horror o fantascienza. E deve qualcosa a Stoker. La vicenda è quella dell’ultimo uomo sulla Terra, circondato da vampiri. La trama è semplice, ma quello che Matheson fa con quella trama è rivoluzionario: ribalta il punto di vista. Chi è il vero mostro? L’ultimo umano che uccide i vampiri nel sonno, o i vampiri che stanno costruendo una nuova civiltà? Il titolo non è una frase a caso. È la rivelazione finale. Io sono leggenda è il ponte tra horror e fantascienza, il libro dove i due generi si fondono.
Da dove iniziare: Io sono leggenda. Dimentica i film. Il romanzo è un’altra cosa.
Robert McCammon — Hanno sete (1981)
McCammon è uno degli scrittori horror più sottovalutati. Ha smesso di pubblicare per anni a causa di dispute con gli editori, ed è tornato scrivendo meglio di prima. È un narratore puro: costruisce mondi, li popola di persone vere, e poi li mette in pericolo.
Anche in questo caso si parla di vampiri. A Los Angeles, per essere più precisi. Un maestro vampiro antico che vuole fare della città il suo territorio di caccia. McCammon prende il tema classico del vampiro e lo immerge in una metropoli moderna, con la violenza e il ritmo di un thriller.
Se l’autore ti piace, suggerisco anche Il canto di Swann, che è più vicino al post-apocalittico che all’horror, ma con la stessa potenza narrativa.
Da dove iniziare: Hanno sete.
Gli scrittori horror che inquietano senza mostri
Shirley Jackson — L’incubo di Hill House (1959)
Jackson è stata ignorata dalla critica per decenni. Scriveva di case infestate e comunità malate mentre i suoi colleghi maschi vincevano premi. Oggi è considerata una delle più grandi scrittrici americane del Novecento.
Il suo romanzo più conosciuto, L’incubo di Hill House, parla di una casa infestata. Oggi è un cliché, ma quando l’ha scritto era un’altra storia.
Quattro persone entrano in una casa infestata per un esperimento. La casa non fa niente di spettacolare. Non ci sono porte che sbattono o fantasmi che urlano. C’è qualcosa di peggio, però. La sensazione costante che la casa ti stia osservando. Hill House è spaventoso non per quello che mostra, ma per quello che non mostra. La protagonista, Eleanor, si sgretola pagina dopo pagina, e tu non sai mai se è la casa o è lei.
Da dove iniziare: L’incubo di Hill House. Il suo incipit è uno dei più famosi dell’horror. Lo trovi in fondo all’articolo.
Ira Levin — Rosemary’s Baby (1967)
Levin era uno scrittore chirurgico. Poche parole, nessuno spreco.
In Rosemary’s Baby, che ha ispirato anche l’omonimo film di Roman Polański, una giovane donna incinta si trasferisce in un palazzo di New York con il marito. I vicini sono gentilissimi, anche troppo. Rosemary sente che qualcosa non va, ma nessuno le crede.
Rosemary’s Baby è l’horror della normalità. Non servono mostri quando hai un marito che non ti ascolta, vicini che decidono per te e un mondo che ti dice che stai esagerando. Levin ha scritto un romanzo sul terrore di non essere creduti. Ed è questo che spaventa ancora oggi.
Da dove iniziare: Rosemary’s Baby. Il film di Polański è un capolavoro, ma il romanzo è ancora più claustrofobico.
Dean Koontz — La serie Odd Thomas (2003)
Koontz ha venduto centinaia di milioni di copie ma vive nell’ombra di King. Ha un registro diverso: meno crudo, più sentimentale, spesso con una vena di speranza che King non concede.
Nella serie Odd Thomas (il primo libro è Il luogo delle ombre), Thomas è un cuoco in una cittadina del deserto che vede i morti, come parte della vita quotidiana. Koontz mescola horror, umorismo e malinconia. Questa serie e in particolare il primo libro, Il luogo delle ombre, parla della resistenza della gentilezza in un mondo pieno di orrore.
Da dove iniziare: Odd Thomas e il primo libro, Il luogo delle ombre. Se poi piace, si può continuare con tutta la saga.
Gli scrittori horror contemporanei che dovresti conoscere
Tim Curran — Long Black Coffin (2013)
Curran scrive horror di nicchia, il tipo che trovi solo se qualcuno te lo consiglia. Non è nei bestseller, non è nelle classifiche, ma chi lo legge non lo dimentica. Scrive horror marittimo, fisico, claustrofobico.
Long Black Coffin (La lunga bara nera) è uno dei suoi romanzi migliori. A una lettura superficiale ricorda Christine di Stephen King, ma non bisogna farsi ingannare. Solo perché c’è una macchina infestata non vuol dire che la storia sia la stessa. Un po’ come per tutte le storie che parlano di vampiri.
Da dove iniziare: Long Black Coffin, perché scorre, si fa leggere senza fermarsi e ha un modo di scrivere intenso.
Jason Rekulak — Teddy (2022)
Rekulak viene dall’editoria. È stato direttore editoriale alla Quirk Books per anni prima di scrivere il suo primo romanzo. Sa come funziona un libro dall’interno e si vede nella costruzione che fa delle sue storie.
In Teddy, un’assistente sociale visita una casa in un quartiere popolare di Philadelphia per controllare le condizioni di un bambino. Qualcosa non torna. Rekulak costruisce un thriller che sembra realistico e poi sterza nell’horror senza avvisarti. Teddy è breve, è veloce, e ha un colpo di scena che funziona perché ha passato duecento pagine a farti credere di star leggendo un altro tipo di libro.
Da dove iniziare: Teddy.
Catriona Ward — La casa in fondo a Needless Street (2021)
Ward è britannica, cresciuta tra Kenya, Madagascar e Marocco, e scrive un horror che non assomiglia a nessun altro. Ha vinto due volte il British Fantasy Award prima dei quarant’anni.
Nel suo romanzo La casa in fondo a Needless Street, un uomo vive solo con il suo gatto in una casa alla fine di una strada senza uscita. Una donna lo sorveglia convinta che sia un assassino. Il gatto scrive un diario. Non è un refuso. È proprio il gatto che scrive un diario. Ward costruisce un puzzle narrativo dove ogni capitolo cambia il punto di vista e ogni rivelazione ribalta quello che pensavi di aver capito. Horror contemporaneo al suo meglio: inquietante, originale e impossibile da prevedere.
Da dove iniziare: La casa in fondo a Needless Street. Meno ne sai prima di leggerlo, meglio è.
Joe Hill — Il patto del re (2025)
Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph Hillstrom King. Sì, è il figlio di Stephen King e no, non è un raccomandato. Basta leggerlo per capirlo. Scrive bene e si sente l’influenza paterna, come è giusto che sia.
Il patto del re è il suo romanzo più ambizioso. Novecento pagine che attraversano trent’anni di vita di sei amici, dal college all’età adulta, legati da un patto con una creatura che non avrebbero mai dovuto evocare. È horror, è dark fantasy, è romanzo di formazione. Hill mescola i generi come suo padre, ma con una voce diversa, più contemporanea, più cinematografica, con un controllo della struttura che in novecento pagine non è scontato.
Se King è nella lista dei maestri, Hill è qui tra i contemporanei perché sta costruendo il suo percorso. E Il patto del re è il libro che dimostra che ci è arrivato.
Da dove iniziare: Il patto del re. Se preferisci qualcosa di più breve, NOS4A2 è un ottimo ingresso.
Ai confini del genere: quale autore tra gli scrittori horror?
Justin Cronin — Il passaggio (2010)
Cronin era un professore universitario di scrittura creativa che aveva pubblicato romanzi letterari prima di Il Passaggio. La svolta verso l’horror è nata da una domanda di sua figlia: “Papà, puoi scrivere una storia di una ragazza che salva il mondo?”
Il passaggio è horror? È fantascienza? È post-apocalittico? È tutto questo. Un esperimento militare crea una razza di vampiri. La civiltà crolla. Cento anni dopo, un gruppo di sopravvissuti vive dietro mura di luce.
Justin Cronin è uno dei miei scrittori preferiti. Per il modo in cui scrive e per quello che scrive. Perché crea personaggi che non dimenticherai e che ti toccheranno nel profondo. Anche i comprimari. In questo, La trilogia di Il passaggio è ineguagliabile.
La sua trilogia ha l’ambizione di L’ombra dello scorpione di King e la struttura di un’epica. È un romanzo che attraversa i generi senza chiedere il permesso e per questo è qui sul confine, dove secondo me nascono le storie migliori.
Da dove iniziare: Il passaggio (2010). Il primo volume della trilogia. Se ti prende, ti prende per tremila pagine. Gli altri due volumi sono I Dodici (2012) e La città degli specchi (2016).
Chi manca e perché
Peter Straub, Thomas Harris, Paul Tremblay, Anne Rice, H.G. Wells con L’isola del dottor Moreau e Koji Suzuki con Ring. Sono fuori perché questa è la mia lista e preferisco parlare di chi ho letto abbastanza da potermi esporre. Una lista onesta vale più di una lista completa.
L’horror migliore non ti spaventa. Ti costringe a guardare dove non vorresti. E se dopo queste pagine ti viene voglia di esplorare un altro confine, quello tra il presente e il futuro, leggi cos’è la climate fiction e perché sta cambiando la narrativa.
L’incubo di Hill House: incipit
Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta.

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