Aggiornato al 30/01/2026

Lavoro full-time da vent’anni e da quasi altrettanti mi sono dedicato a un side project: un’iniziativa parallela, al di fuori della mia attività lavorativa principale. Qualche volta ci sono riuscito, qualche volta no.
Ho una famiglia con due bambine. Non mi alzo alle 5 del mattino e non immergo il viso nell’acqua ghiacciata.
Questo articolo è quello che avrei voluto leggere prima di iniziare, quando avevo vent’anni di meno.
I consigli al suo interno nascono dai miei fallimenti, dai miei successi e dalla mia esperienza professionale.
Sei regole da tenere a mente per arrivare fino in fondo.
IN BREVE
- Priorità: il problema non è il tempo, è su cosa scegli di focalizzarti.
- Energia: se il lavoro ti svuota ogni sera, hai un problema da risolvere.
- Focus: due ore al giorno, quattordici a settimana. Quasi un part-time.
- Metodo: time blocking, routine, un solo side project alla volta.
- Aiuto: l’AI e le persone intorno a te accelerano tutto.
- Scelta: se non ami quello che fai, ti fermerai al primo ostacolo.
Cosa troverai in questo articolo
Perché la maggior parte dei side project muore: priorità e gestione del tempo
Il problema non è quante ore hai a disposizione, ma su cosa decidi di focalizzarti. La gestione del tempo per un side project è questione di scelte.
Dare priorità significa scegliere e ogni scelta comporta un costo opportunità, quello che gli economisti definiscono come il valore della migliore alternativa disponibile cui si rinuncia. Se scrivi e non vai in pizzeria con gli amici, hai perso un’opportunità conviviale.
Quando avevo circa ventisei anni, stavo scrivendo un romanzo. Avevo avviato in parallelo un’associazione culturale. Stavo imparando a programmare. Studiavo un’altra lingua straniera.
Il risultato era che nulla avanzava davvero. Le pagine scritte finirono in un cassetto. Da questa esperienza imparai a valutare se continuare o mollare un romanzo.
Per mia fortuna non è andata sempre male.
Con Acqua, il romanzo con cui sono arrivato in finale al premio Urania nel 2008, tutte le sere mi mettevo a scrivere. Era il mio momento sacro, in cima a ogni cosa.
Scrissi la prima versione in due mesi, in tempo per partecipare al premio. Mancai l’occasione all’ultimo miglio. Vinse Francesco Verso. Di lui lessi che cambiò vita e tante volte mi chiedo come sarebbe stata la mia. Migliore o peggiore, solo Dio può saperlo.
Cosa c’è di diverso nelle due esperienze? Non la gestione del tempo in sé, ma le priorità. Quello su cui decidi di focalizzarti.
Regola numero 1: scegli un side project alla volta e dagli la priorità.
Fare una scelta senza condizionamenti emotivi e bias è molto difficile, l’ho scoperto a mie spese. Per questo sto costruendo NIMO, uno strumento (ancora in beta) che uso per valutare le idee prima di investirci tempo. Se hai voglia di provarlo (è gratuito), lo trovi qui. Se vuoi mettere alla prova una storia che stai scrivendo, ne ho fatto una versione ancora più puntuale.
Il problema del “dopo lavoro”: energia, non ore
Se ogni giorno il lavoro ti esaurisce a livello mentale e ti costringe a buttarti sul divano con lo sguardo nel vuoto, hai un problema che devi affrontare. Potresti trovarti in un posto tossico o, nella migliore delle ipotesi, male organizzato. Valuta di scappare, appena puoi farlo.
Mi viene in mente il primo verso di una poesia di Marcello Bernardi:
Se ti dicono sempre che sei bravo, sta’ in guardia: qualcuno cercherà di sfruttarti.
(Da Discorso a un bambino, Libreria dei Ragazzi, Milano, 1978)
Non farti sfruttare. Impara a dire di no, come Bartleby lo Scrivano, nel romanzo breve di Hermann Melville.
Preferisco di no.
È una frase potente, ma sii pronto a pagarne le conseguenze.
Regola numero 2: la tua libertà passa dai tuoi no. I tuoi side project si realizzano per combustione. Brucia quello che ti ostacola. Impara a rifiutare con eleganza. Alla sera sarai meno svuotato. Il tempo disponibile diventerà utilizzabile.
La tua libertà alimenterà la tua chiarezza mentale. Ne beneficerà anche il lavoro principale.
L’unica difficoltà è che farlo porta conflitto, anche quello inespresso, meno visibile.
Quindi affila le armi. Potresti trovarti a combattere per quello che vuoi.
Quanto tempo serve davvero per portare avanti un progetto
Se non riesci a ricavare almeno due ore al giorno in media per il tuo side project, difficilmente riuscirai a portarlo avanti con efficacia.
Perché due? È il tempo che funziona per me ed è soltanto una stima.
Prima che il mondo esterno scompaia, quando mi concentro su qualcosa, solitamente mi servono circa trenta minuti. È allora che entro nella zona di focus. Qui puoi spingere sull’acceleratore. Dedicare meno tempo consecutivo è come raggiungere i 130 km/h in autostrada e dover decelerare per un autovelox.
Scegli con cura il tuo tempo. Per ognuno è diverso. L’importante è entrare nella “zona di focus”: quel momento in cui il mondo esterno scompare e tu sei completamente concentrato su quello che fai.
Due ore al giorno, dicevo. È qui che entra il time blocking: bloccare slot fissi sulla tua agenda, non negoziabili. Quattordici ore alla settimana. Sabato e domenica inclusi.
Quattordici ore sono quasi due giornate lavorative. Si fanno tante cose in due giorni alla settimana. Praticamente è un part-time.
Ricordo quando provai a dar vita a WeWrite, la rivista di giornalismo partecipativo che vide la luce nel 2011. La prima volta ebbi l’idea che ancora studiavo all’università. Sarà stato il 2002, l’anno in cui è entrato in vigore l’euro. Non avevo pianificato nulla. Non avevo fatto neanche la lista di cosa mi serviva (la WBS, diciamo noi project manager con qualche capello grigio). Il risultato fu che girai come una trottola per due anni, coinvolgendo persone, cambiando idea venti volte sulle cose da fare. Alla fine, lasciai andare.
Ripresi il progetto nel 2010, questa volta con quattro anni di project management alle spalle.
La prima versione che lanciai non era perfetta, ma era viva. 6 gennaio 2011. Ricordo ancora quel giorno con emozione.
Visione, WBS, pianificazione. Persone, competenze, risorse. Questo realizza i progetti. E una forza di volontà sufficientemente forte da tenere tutto insieme. Tutto il resto è aria fritta.
Regola numero 3: finire qualcosa è più importante che finirlo in modo perfetto. Per farlo, ti serve un piano. Migliorare richiede meno sforzo mentale della prima versione, può essere un atto più diluito.
Cosa ho smesso di fare per trovare spazio: gestione del tempo e routine
Il time blocking mi ha salvato. Occupo un’ora sull’agenda, prima di iniziare a lavorare, oppure la sera dopo cena. E in quell’ora non ci sono per nessuno.
Da quando ho smesso di lavorare a venti side project alla volta, quel tempo è diventato prezioso.
Mi sono dato un piano e una routine.
Questa è quella attuale. È diversa da quella che usavo anni fa. Non ho la presunzione di affermare che sia l’unica possibile. Voglio solo dare uno spunto affinché ognuno crei la propria.
- Dalle 7:45 alle 8:45 mi dedico al progetto (se lavoro da remoto, altrimenti salta causa spostamento in ufficio).
- A pranzo: 30/45 minuti di camminata (spesso mangio un panino nel mentre, così ottimizzo il tempo).
- Dopo cena, dalle 22:00 circa: tempo di focus, almeno un’ora e mezza, di solito due o più. Sono umano e anche per me dipende dalla stanchezza del giorno.
- Nel weekend tolgo il tempo della mattina (sto con la mia famiglia) e aggiungo un’ora circa dopo pranzo, quando tutti in casa riposano. La sera, di solito, finisco un po’ più tardi.
Regola numero quattro: ritaglia uno spazio che è solo tuo e proteggilo. Esigilo. Se non riesci a farlo, c’è un problema che devi risolvere. Non avere paura di affrontarlo.
Avevo ricavato quel tempo anche quando lavoravo sette giorni su sette e contemporaneamente studiavo all’università. In quel periodo, il mio tempo protetto era il viaggio in treno. Quasi tre ore tra andata e ritorno. Basta fare time blocking: proteggi il tuo tempo.
Oggi, L’AI mi sta aiutando moltissimo. Velocizza le mie attività.
Triangolo i feedback tra diversi assistenti per avere consigli più efficaci. Chiedo all’AI di aiutarmi a definire i task delle prossime due settimane per raggiungere i miei obiettivi (qui la mia professione influisce: approccio il lavoro per sprint, come nell’agile).
Condivido con i Large Language Model (LLM) la mia strategia, chiedo di sfidarla. Mi faccio aiutare. Così proteggo il mio tempo, efficientandolo.
Ho creato agenti AI che agiscono da sparring partner specializzati per pensare e mettere alla prova i miei bias: l’esperto di marketing, il creatore di start up e così via. Sono più efficaci che un assistente generale.
Tutto questo mi aiuta a proteggere il tempo che devo alle persone che amo. Perché, se riesco a portare avanti i side project che voglio, mi sento più libero. E sentirsi più liberi porta ad amare in modo più intenso.
Regola numero cinque: fatti aiutare. Non fare tutto da solo.
Quando un side project non vale la pena
Se vai avanti per inerzia. Se è diventato un lavoro, nel senso peggiore del termine. Se non sei sicuro di quello che stai facendo, confrontati. Parla con le persone.
Mi è capitato più di una volta di insistere sulla cosa sbagliata. L’esempio peggiore è stato un e-commerce che ho tenuto in piedi per sole due settimane. In un mese avevo tirato su il sito, avviato la partita IVA, trovato il prodotto da vendere e lanciato il tutto. Volevo vendere tazze personalizzate su Amazon in modalità FBA (Fulfillment by Amazon). Avevo comprato i pezzi su Alibaba, con l’obiettivo di averli per il periodo febbraio-marzo. Non avevo considerato il Capodanno cinese. Tutto lo stock arrivò in ritardo. I prezzi oscillarono, persi il momento giusto e con il momento anche la voglia. Mollai tutto.
Tempo buttato. Come dicevo in apertura, errori ne ho fatti. Avrei dovuto valutare meglio. In fondo, di vendere tazze non mi era mai importato granché, e mi fermai al primo ostacolo.
Regola numero sei: scegli bene la tua attività. Se non ami quello che stai facendo, ti fermerai. Gli ostacoli sulla tua strada saranno insormontabili.
Questo è quello che funziona per me, ma lo ripeto: non ho nessuna formula magica. Quello che ho imparato è che ogni tentativo ti lascerà qualcosa. Dedicarti a quello che sei, ai tuoi side project, ti renderà ogni giorno più libero. Ogni giorno più umano.
Non serve essere eroi, serve solo iniziare con metodo. Se hai un’idea che ti frulla in testa e non sai se vale il tuo tempo, prova a parlarne con NIMO o scrivimi cosa ti blocca. Ti ascolterò volentieri. E magari riuscirò ad aiutarti ad arrivare fino in fondo, come se lavorassimo in una bottega.
Portare avanti un progetto mentre lavori è una questione di metodo, non di eroismo.
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